Fondo Espero e silenzio assenso: cosa significano le nuove lettere di benvenuto

Nei nostri webinar gratuiti dedicati ai dipendenti del settore pubblico, alcuni partecipanti ci hanno recentemente posto delle domande in merito alle lettere di benvenuto inviate dal fondo Espero ai suoi aderenti iscritti mediante silenzio assenso.  

Il mondo della previdenza complementare nel settore pubblico sta vivendo, non senza un po’ di ritardo, una fase di trasformazione. 

Per anni, il sistema si è basato quasi esclusivamente sull’adesione volontaria, un modello che, però, ha mostrato limiti strutturali nel coinvolgere i lavoratori, soprattutto i più giovani, che avrebbero beneficiato maggiormente di questa possibilità. 

Per far fronte a questa problematica, a novembre 2023 è stato definitivamente sottoscritto l’accordo sul silenzio assenso per i lavoratori della scuola, che prevede un meccanismo di adesione tacita da parte dei lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2019. 

La notizia che sta agitando le scrivanie dei dipendenti scolastici e gli uffici amministrativi è l’invio imminente delle “lettere di benvenutoper migliaia di lavoratori. 

Sono i lavoratori della scuola che, dopo aver ricevuto a giugno 2025 l’informativa relativa all’adesione al Fondo Espero, sono stati iscritti automaticamente non avendo espresso il proprio diniego entro 9 mesi. 

Non si tratta, quindi, di una semplice formalità burocratica, ma dell’atto finale di un processo riformato: l’adesione per silenzio-assenso al Fondo Espero.

Cos’è il Fondo Espero? 

Per comprendere meglio la situazione e la funzione di queste lettere, dobbiamo innanzitutto circoscrivere il protagonista: il Fondo Espero

Iscritto all’albo COVIP con il numero 145, Espero è il Fondo Pensione Negoziale (FPN) dedicato ai dipendenti della scuola (docenti e personale ATA) e del settore dell'alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM). A differenza dei fondi pensione privati e dei Fondi Negoziali per i dipendenti del settore privato, Espero non è regolato dal d.Lgs 252/2005, ma risponde al decreto legislativo 124/1993

Anche se appartengono alla grande famiglia della previdenza complementare, i fondi pensione che gestiscono il TFR dei dipendenti del settore pubblico, infatti, hanno regole un po’ diverse rispetto a quelle dei dipendenti privati.

Ecco le principali differenze tra i Fondi Negoziali per i dipendenti del settore pubblico e di quello privato:

  1. Limitazione sulla destinazione del TFR. I dipendenti pubblici possono destinare il proprio TFR solo ai fondi di categoria (es. Espero per la scuola, Perseo Sirio per sanità e Pubblica Amministrazione), che rappresentano l’unica alternativa all’accantonamento del TFR in INPS, diversamente da quanto accade per i dipendenti privati che possono destinare il TFR, non solo nel fondo di categoria del proprio CCNL, ma anche in tutti gli  FPA e in tutti i PIP.

  2. Limitazioni alla richiesta di anticipazioni. I dipendenti pubblici non possono richiedere anticipazioni sul TFR, sia che scelgano di lasciarlo all’INPS, sia che decidano di versarlo nel Fondo di Categoria. Le anticipazioni potranno essere chieste nel fondo pensione dopo 8 anni di adesione ed esclusivamente per spese sanitarie, prima casa (anche per i figli), congedi parentali e formazione personale, ma solo sugli importi versati diversi dal TFR, ovvero il contributo datoriale e i contributi volontari del dipendente

  3. No al TFR Pregresso. I dipendenti pubblici non possono versare nel fondo pensione il TFR maturato prima dell’adesione al fondo. A differenza dei dipendenti privati che, in alcuni casi, possono versare il TFR pregresso in un fondo pensione, chi lavora nel settore pubblico può aderire al proprio fondo di categoria solo con il TFR maturando.

  4. Conto Virtuale Vs Reale. All’interno dei fondi pensione per i dipendenti pubblici, si distingue tra:
    1. Conto virtuale, il TFR è contabilizzato qui, ma rimane fisicamente nelle casse dell'INPS.
    2. Conto reale, dove vengono fisicamente versati il contributo datoriale e i versamenti volontari effettuati dall’aderente.

Il meccanismo di Conto Virtuale spiega perché, per i dipendenti pubblici, le anticipazioni possono essere richieste solo sulla parte versata nel Conto Reale (contributo datoriale e versamenti volontari), e non sul TFR. 

Per un approfondimento, abbiamo scritto un articolo sulle differenze tra gli FPN per i dipendenti pubblici e privati, le rispettive normative, le regole in materia di anticipazioni, riscatti e molto altro.

Nonostante queste limitazioni, l’adesione al Fondo di Categoria garantisce ai dipendenti pubblici gli stessi vantaggi da un punto di vista fiscale ed economico, che hanno i dipendenti privati:

  1. Tassazione agevolata al momento dell'erogazione al pensionamento. La prestazione finale (rendita o capitale) beneficia di una tassazione agevolata, che va dal 15% e si riduce dello 0,30% per ogni anno di partecipazione oltre il quindicesimo, fino a raggiungere un'aliquota minima del 9% dopo 35 anni. Questa aliquota è nettamente inferiore a quella media IRPEF che si applica al TFR lasciato in azienda, e che non è mai inferiore al 23%.
  1. Oltre ai vantaggi di natura fiscale, l'adesione al Fondo Espero offre un beneficio economico diretto e non ottenibile in altro modo. Si tratta del celeberrimo contributo datoriale, un versamento aggiuntivo da parte del datore di lavoro, che noi di Ciao Elsa chiamiamo senza tanti giri di parole “soldi gratis”.

    Il contributo datoriale è una sorta di aumento di stipendio a cui si ha diritto solo se si aderisce con il TFR ad Espero. Questo contributo, che è pari all’1% della tua RAL, rappresenta un extra che il datore di lavoro è obbligato a versare nel tuo fondo se versi anche tu nel fondo pensione l’1% della tua RAL (prelevata dalla busta paga).

  2. Deducibilità dei contributi del dipendente e del datore. I contributi volontari e il contributo datoriale versati nel fondo pensione sono interamente deducibili dal reddito soggetto a IRPEF, ottenendo un risparmio fiscale immediato. La deduzione è disponibile fino a un massimo di 5.300 € all’anno.

  3. Rendimento potenzialmente superiore al TFR in INPS. Il TFR lasciato presso l'INPS viene rivalutato ogni anno secondo un tasso fisso stabilito dalla legge (pari all’1,5% + il 75% dell’inflazione Istat), mentre i fondi pensione, offrono diverse linee d’investimento a scelta dell’aderente e possono offrire rendimenti potenzialmente più elevati nel lungo periodo, a seconda della linea di investimento scelta.

Se vuoi un approfondimento su Espero per saperne di più sui soggetti che possono aderire, le percentuali di contribuzione e le linee di investimento disponibili, puoi consultare la nostra Guida Completa al Fondo Espero.

Come funziona il silenzio assenso nel Fondo Espero

Passiamo ora al cuore della novità legislativa e contrattuale: il silenzio-assenso. 

In termini generali, nella previdenza complementare, il silenzio-assenso è una modalità di adesione "semiautomatica" che, però, può essere interrotta dal lavoratore. 

Questa modalità non è una novità assoluta nel panorama italiano (nel settore privato esiste dal 2007), ma la sua applicazione nel pubblico impiego, e specificamente nella scuola, ha richiesto un lungo iter normativo e l'accordo tra l'ARAN e le confederazioni sindacali.

Perché il "silenzio" diventa "sì"?

Quali sono le ragioni per l’introduzione di questo meccanismo? La risposta risiede in quella che gli economisti comportamentali chiamano "spinta gentile" (nudge) verso un comportamento che potremmo definire “virtuoso”, ovvero l’adesione alla previdenza complementare. 

L'obiettivo del Fondo Espero e, prima ancora, del legislatore è chiaro: contrastare l'inerzia decisionale su un tema, quello della pensione, che va affrontato il più possibile fin da giovani. L'accordo sul silenzio assenso si propone, infatti, di contribuire alla sensibilizzazione dei lavoratori in tema di previdenza complementare e di agevolare la diffusione di una vera e propria cultura previdenziale.

L’importanza di un intervento di questo tipo è cresciuta notevolmente negli ultimi anni, soprattutto a seguito di alcuni grandi cambiamenti che hanno interessato la previdenza obbligatoria e il sistema pensionistico italiano.

Il nostro sistema previdenziale, anche per esigenze di stabilità, ha abbandonato il metodo di calcolo retributivo in favore di quello contributivo, portando a una progressiva riduzione della pensione pubblica e all'aumento del gap previdenziale (la differenza tra l'ultimo stipendio e l'assegno pensionistico).

In questo scenario, il TFR in previdenza complementare (regolamentato per i dipendenti pubblici dal D.Lgs. 124/1993 e per le altre categorie di lavoratori dal D.Lgs. 252/2005) si pone come strumento essenziale e fiscalmente agevolato per integrare la pensione di base e tutelare il nostro futuro economico.

Molti lavoratori, infatti, pur consapevoli della necessità di una pensione integrativa, per compensare il futuro gap previdenziale del sistema contributivo, rimandano la decisione anche a causa della complessità dell’argomento.

Con il silenzio-assenso l'iscrizione diventa l'opzione di default, garantendo che il maggior numero possibile di lavoratori possa beneficiare del contributo datoriale e dei benefici fiscali ed economici connessi all’adesione.

Come è stato introdotto il silenzio assenso nel Fondo Espero

L’implementazione di questo meccanismo in Espero non è avvenuta dall'oggi al domani, ma è stata frutto di un "iter" complesso che ha coinvolto diversi attori istituzionali, sia in fase di progettazione che di attuazione.

Allo scopo di promuovere la previdenza complementare tra i dipendenti pubblici, la Legge di Bilancio 2018 ha previsto la possibilità di regolamentare contrattualmente questa forma di adesione, a condizione di garantire piena informazione e libero esercizio della volontà del lavoratore, che può esprimere il proprio diniego.

Un primo esempio concreto è l'accordo sottoscritto il 16 settembre 2021 per l'adesione al Fondo pensione Perseo Sirio mediante silenzio assenso, seguito solo nel novembre del 2023 dal Fondo Espero. 

Vediamo, quindi, le regole e le modalità operative per l’adesione e l’eventuale recesso dal Fondo Espero

Quali lavoratori sono coinvolti?

Il meccanismo di adesione mediante silenzio-assenso al Fondo Espero riguarda i lavoratori assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° gennaio 2019. Per questi soggetti, l'iscrizione non è più solo un atto volontario "attivo", ma diventa un percorso guidato. 

La procedura riguarda esclusivamente tali lavoratori, a condizione che:

  • non risultino già iscritti al Fondo Espero;
  • non rientrino in uno dei seguenti casi:
    • titolari di TFS (trattamento di fine servizio);
    • personale in mobilità, comando o altre forme di assegnazione temporanea;
    • soggetti che hanno cambiato qualifica interna senza nuova assunzione.

Come funziona la procedura di adesione al Fondo Espero

L’adesione tacita dei lavoratori assunti al 1° gennaio 2019 e dei futuri neoassunti segue alcuni step ben precisi.

  1. Informativa: l'amministrazione (attraverso il portale NoiPA o comunicazioni dirette) ha l'obbligo di inviare al lavoratore una comunicazione dettagliata contenente le informazioni sul Fondo Espero, i vantaggi dell'adesione e le modalità per opporsi. Per i lavoratori assunti successivamente alla stipula dell’accordo è previsto che l’informativa venga consegnata al momento della sottoscrizione del contratto. La scuola è poi obbligata a registrare l’avvenuta consegna del materiale informativo sul portale SIDI.

  2. Decorso dei Termini: dalla ricezione dell'informativa, il lavoratore ha a disposizione un periodo di 9 mesi per decidere se:
    • Aderire volontariamente al Fondo, trasformando l’adesione da silente a volontaria oppure,
    • comunicare al datore di lavoro che non intende aderire al Fondo. Questa operazione va eseguita tramite il portale POLIS.
  3. Adesione per Silenzio Assenso: se entro il termine dei 9 mesi dalla ricezione dell'informativa il lavoratore non ha manifestato alcuna volontà contraria, scatta l'adesione tacita al Fondo Espero.

  4. Iscrizione e Lettera di Benvenuto: dopo 9 mesi l'iscrizione per silenzio assenso è completa e viene comunicata ai cosiddetti lavoratori silenti tramite una Lettera di Benvenuto, che il Fondo Espero sta inviando, via PEC o email ordinaria. Questa lettera contiene le credenziali per accedere all'area riservata e le istruzioni per gestire la propria posizione. A partire dalla ricezione di questa comunicazione, il lavoratore ha 30 giorni per recedere dall'adesione silente. Trascorso questo ulteriore termine, l'iscrizione diventa definitiva e il lavoratore beneficerà di tutti i vantaggi previsti dall’adesione.

A giugno 2025 il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha reso disponibile il Modello per l’informativa da consegnare al lavoratore e la Guida operativa per le amministrazioni che, sempre a partire da giugno, hanno avviato le procedure informative nei confronti dei propri dipendenti. 

Da quel momento è iniziato anche il count-down dei 9 mesi per esprimere il proprio diniego all’adesione, trascorsi i quali si sono materializzate le prime adesioni per silenzio-assenso.

Infatti, a partire da marzo 2026, Fondo Espero ha iniziato a inviare le lettere di benvenuto al personale che, pur avendo ricevuto l'informativa, non ha manifestato esplicito diniego all'adesione.

L'adesione tacita comporta che il dipendente sia ora, a tutti gli effetti, un aderente iscritto ad Espero. L’adesione decorre dal primo giorno del mese successivo alla scadenza dei 9 mesi a partire: 

  • dalla comunicazione dell’informativa se sei stato assunto tra il 1° gennaio 2019 e il 16 novembre 2023
  • dalla scadenza dei nove mesi dall’assunzione se sei stato assunto dopo il 16 novembre 2023

L’iscrizione ad Espero, anche per i lavoratori silenti, comporta:

  • La trattenuta dell’1% della tua RAL direttamente dalla busta paga (con conseguente deduzione)
  • Il versamento del contributo datoriale da parte dello Stato, pari all'1% della tua RAL.
  • La contabilizzazione del TFR maturando presso il conto virtuale del fondo pensione

Diniego o recesso? Come procedere se non vuoi aderire ad Espero

Nel caso in cui tu abbia già ricevuto l’informativa e non siano ancora trascorsi 9 mesi puoi esprimere il tuo diniego all’adesione al Fondo Espero tramite la sezione “Comunicazione non adesione al Fondo Espero” disponibile sulla piattaforma POLIS/Istanze Online

Per procedere, però, è necessario che la scuola abbia già registrato la consegna dell’informativa sul portale SIDI, altrimenti il sistema non potrà riconoscere il tuo nominativo.

Ricorda che il diniego non ti preclude di aderire ad Espero in futuro. Potrai, infatti, procedere all’adesione esplicita seguendo la procedura sul sito NoiPA nella sezione dedicata alla previdenza complementare anche in futuro. 

Se, invece, sono già trascorsi i 9 mesi dall’informativa e hai ricevuto la lettera di benvenuto, vuol dire che sei stato ufficialmente iscritto, ma se pensi che il Fondo Espero non faccia per te hai ancora una finestra di manovra. 

I lavoratori "silenti" hanno a disposizione 30 giorni di tempo dalla ricezione della comunicazione di avvenuta iscrizione per esercitare il diritto di recesso. Per farlo bisogna accedere tramite SPID o CIE alla propria area riservata sul Fondo Espero e seguire la procedura guidata. 

È fondamentale agire entro e non oltre 30 giorni dalla ricezione della comunicazione ufficiale di avvenuta iscrizione per evitare che l'adesione diventi irrevocabile per l'anno in corso.

Cosa succede dopo il recesso?

Il recesso comporta l'annullamento dell'iscrizione e il ripristino della situazione precedente. Il Fondo, entro trenta giorni dalla comunicazione di recesso, procede a rimborsare al lavoratore e/o all’amministrazione le somme eventualmente da questi pervenute. 

Coloro che non intendano recedere potranno invece completare i propri dati anagrafici e di contatto all’interno dell’area riservata, informazioni necessarie per la corretta gestione della propria posizione previdenziale.

Una riflessione necessaria

Da esperti di previdenza, ci sentiamo di porre un quesito ai lavoratori silenti: conviene davvero recedere? 

L'adesione tacita nasce per essere una tutela. Recedere significa rinunciare ad una serie di benefici

Contributo datoriale, rendimenti potenzialmente più alti e agevolazioni fiscali (su versamenti ed erogazioni) sono strumenti fondamentali per costruire una pensione integrativa e colmare il crescente gap previdenziale. Inoltre, essendo un fondo di categoria, Espero ha dei costi di gestione estremamente contenuti, soprattutto se li confrontiamo con i costi di fondi non negoziali

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Conclusioni: un passo avanti per la cultura previdenziale

Il termine di 30 giorni stabilito dalla normativa sul silenzio-assenso è cruciale solo se si sceglie di NON aderire al fondo di previdenza complementare: ed entro quel lasso di tempo è necessario comunicare esplicitamente la propria rinuncia.

Se, invece, si accetta l'adesione tacita (o si aderisce volontariamente), non c'è un'urgenza temporale. Si può accedere in qualsiasi momento alla propria area riservata per gestire autonomamente aspetti fondamentali della propria posizione, come:

  1. Linea di investimento: scegliere il comparto più adatto al tuo profilo.
  2. Percentuale a proprio carico: modificare l'importo della contribuzione a tuo carico.
  3. Beneficiari: indicare le persone che riceveranno la posizione in caso di decesso.

Il consiglio per tutti i docenti e il personale ATA è di non cestinare quella PEC. Leggete la lettera di benvenuto, entrate nel portale di Espero e valutate con consapevolezza.

Link utili e approfondimenti

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